Medaglia di Diamante

corinna

Medaglia di Diamante

c’è qualcosa di più importante di vincere o perdere: l’atteggiamento mentale positivo

Cara Corinna,

pubblico volentieri la tua testimonianza anche ad uso e consumo di chi è impegnato a dare un senso alle cose che fa e a darsi delle risposte che raramente si trovano “fuori” di noi. Pensare con la propria testa e assumersi la responsabilità dei propri pensieri e delle proprie azioni, a volte può essere difficile, ma trovo sia l’unica possibilità per poter sopravvivere, prima e vivere, poi  in un mondo che fa di tutto per omologarci e per farci pensare con la testa “loro”. Tu ce l’hai fatta e visto che traspare dalla tua lettera che, nonostante i 13 centesimi, tu stai bene, posso assicurarti che sto bene anch’io. Ciao e grazie, anche da parte di chi ai sogni ci crede ancora.

                                                   Carlo

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Caro Carlo,

Ti ringrazio per il supporto che mi hai dimostrato durante questa avventura olimpica. È stata un’esperienza pazzesca e sicuramente qualcosa che non avevo mai provato in vita mia.
Per la prima volta mi sono resa veramente conto della misura in cui può influire la testa su una prestazione. La serenità nel prendere decisioni in una frazione di secondo fa la differenza, la concentrazione è diversa e il risultato cambia.
Tra le varie bellissime parole che mi hanno dedicato amici e persone care vorrei ricordare quelle di una mia ex compagna di squadra che ha smesso di fare gare qualche anno fa; Margherita dice: “Ti ricordi come faceva a volare Peter Pan? Fai pensieri felici Cori e vedrai che potrai volare!“.
Lì per lì ho pensato: “Che assurdità! Sono le lamine, la sciolina, la tecnica, le gambe, il cuore a farti andare forte! Non i pensieri felici!“. Povera Margherita.
Però poi mi sono svegliata il giorno della gara, ho pensato a mia madre e a mio padre, chissà che ansia davanti alla televisione, ma ancora lì insieme dopo 30 anni di matrimonio mano nella mano e in piedi sul divano più concentrati di me in partenza, ho pensato a mio nonno e mia nonna che ancora mi chiedono “Ma cosa xe quel “snóbor?”, al mio fidanzato in partenza per una missione militare con le valigie davanti alla porta ma il telecomando in mano. In partenza in gara mi sono ritrovata a pensare “Cori queste sono le Olimpiadi! Ci sono i migliori 30 al mondo e tu sei qui! Guarda che posto spettacolare! Guarda che bella giornata! Guarda come sei fortunata ad essere qui e a fare questo!” e da lì tutto mi è partito come la cosa più naturale del mondo.
La gara è finita con un quarto posto a 13 centesimi di secondo da una medaglia. 13 centesimi per entrare nella storia dello snowboard italiano. Non ce l’ho fatta.
In vita mia ne ho fatti tanti di errori, ho in memoria tantissimi episodi di cui tuttora penso “Ah, se quella volta non mi fossi comportata così” oppure “Ah, se quella volta non avessi detto quella cosa” ma nessuno fa male come quei 13 centesimi. Sono passati 10 giorni e ogni volta che mi addormento sono ancora nell’ultima manche di gara che cerco di fare meglio. Ma, per quanto io mi sforzi, il risultato non cambia.
È vero, le cose che ormai sono successe non si possono cambiare, si può solo cambiare il nostro atteggiamento nei loro confronti. Io la mia medaglia ce l’ho e ne sono estremamente orgogliosa: la mia medaglia è la mia vita, è la fortuna di avere la mia famiglia unita e sempre vicina, la fortuna di avere la salute e un lavoro sicuro che non mi dispiace fare, di avere un tetto sopra la testa.
E ne sono infinitamente grata.
Grazie ancora Carlo per avermi dato un punto di vista diverso dal quale guardare le cose.

Corinna

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